E’ l’ideale prosecuzione, anzi, l’effettiva continuazione del “Diario di Anne Frank”: ho ipotizzato, infatti, che quest’ultima possa aver tenuto un diario anche durante gli ultimi sette mesi della sua vita, passata tra un campo di concentramento e un altro.
venerdì 3 luglio 2015
OLANDA: LA FESTA DELLA REGINA
La prima volta che sono andato a visitare l’Alloggio segreto di Anne Frank, in Prinsengracht, avevo prenotato on line per evitare le lunghissime file. E’ una cosa che consiglio assolutamente: il giorno della visita, all’ora stabilita, si bussa alla porticina di sinistra, e si entra immediatamente! E tutto ciò avviene sotto gli occhi increduli degli altri turisti in attesa da ore!
Quella visita comunque non mi piacque molto, perché comunque, pur se gli ingressi sono regolamentati, c’è molta gente all’interno e si perde un po’ l’atmosfera.
Il giorno dopo era la festa della Regina ed ero sicurissimo che, come il resto di tutte le attività pubbliche e commerciali in Olanda, il museo fosse chiuso.
In mezzo alla folla festante colorata d’arancione proseguivo a piedi, senza meta, riflettendo sul bellissimo sentimento nazionale che lega tutti gli olandesi e che a noi italiani senz’altro manca.
Senza che me ne accorgessi i piedi mi portarono nuovamente al 263 e mi accorsi, con sommo stupore, che era aperto!!!
Non ho mai capito se fu proprio dall’aprile 2013 che decisero di rendere possibili le visite anche nel “giorno della Regina”; ho anche mandato una mail per togliermi il dubbio, ma non mi hanno risposto. In ogni caso mi godetti un sopralluogo di oltre due ore PRATICAMENTE DA SOLO!!!
Non lo dimenticherò MAI. BELLISSIMO!
Il “giorno della Regina” è stato celebrato il 31 agosto fino al 1948. Poi, dall’incoronazione della regina Giuliana, la festa si è celebrata ogni 30 aprile, giorno del suo compleanno. Tale data è stata mantenuta anche con l’avvento di Beatrice, che recentemente ha passato la guida del Regno al figlio Guglielmo. Il suo ultimo Koninginnedag si è tenuto il 30 aprile 2013, giorno in cui ella ha abdicato in favore del figlio Guglielmo Alessandro. Dal 2014 la festa nazionale dei Paesi Bassi, rinominata Koningsdag (giorno del Re), cade il 27 aprile, giorno del compleanno di Guglielmo Alessandro ma, secondo la tradizione, non viene celebrata di domenica (per rispetto al riposo domenicale imposto dal rito calvinista); quindi la prima si è tenuta il sabato antecedente, il 26 aprile.
Ecco un brani del mio libro “Le Pagine bianche di Anne rank” che parla proprio di questo:
http://www.unponteperannefrank.org/le-pagine-bianche-di-anne-frank.html
Giovedì 31 agosto 1944
Carissima Kitty,
continuerò ad annoiarti, ma d’altra parte a che servono le amiche? Solo a scambiarsi banali pettegolezzi? No di certo! Innanzitutto, ti ricordo che oggi è “Koninginnedag”, la festa della Regina Guglielmina. Quest’anno non ci sarà niente da festeggiare, ma sono sicura che gli anni a venire le daranno grandi soddisfazioni; è molto amata dai suoi sudditi e questo contribuisce non poco a consolidare il senso di nazionalità nel nostro paese. Sai che la prima ricorrenza di quest’avvenimento si tenne il 31 agosto del 1885 e si chiamava “Festa della Principessa”? Il motivo è semplice: Guglielmina, all’epoca, aveva ancora cinque anni e il Re Guglielmo era ancora vivo; quindi lei era solo una piccola principessina! Cambiamo argomento.
Anche oggi sono tornata nel sanatorio; ero molto emozionata e ti spiegherò anche il perché. Avevo preparato un piccolo dono per David, così, non appena sono entrata, ho tirato fuori una sorpresa per lui: una piccola Menorah di legno delle dimensioni di un pettine, più che altro simbolica che, per mia richiesta, è stata intagliata con un coltello di cucina da Peter. E’ rimasto sbigottito, gli luccicavano gli occhi! E’ riuscito a sistemarsi a gambe incrociate sul tavolone di legno e abbiamo cominciato a parlare. «Dove eravamo rimasti?» mi ha chiesto. «Sulle differenze tra cristianesimo ed ebraismo, non è vero? Oggi, per concludere la materia, affronteremo un argomento impegnativo, che va esaminato con semplicità e amore: parleremo delle festività ebraiche». In verità, Kit, non credevo di saperne così poco a riguardo: questa è stata l’ennesima dimostrazione di quanto in religione sia stata troppo superficiale e me ne pento amaramente. Per il futuro voglio cambiare e continuerò ad approfondire i temi sulla fede. Prima o poi, ti convincerai che la mia è quasi una conversione tipo “Canto di Natale”, ma sono sincera e devo ringraziare unicamente David.


mercoledì 1 luglio 2015
L'ALBERO DI ANNE FRANK
Buon pomeriggio.
Oggi riporto lo stralcio di un bellissimo articolo scritto -in occasione della pubblicazione di Einaudi “Anne Frank - Tutti gli scritti”- da Massimo Raffaeli, pubblicato su “Il Manifesto.info” e che Vi invito ad andare a leggere (http://ilmanifesto.info/anna-frank-sorella-fantasma-filologia-spinosissima-di-un-libro-sacro/).
Nell’articolo, Raffaeli menziona la bellissima prefazione di Natalia Ginzburg al Diario di Anne Frank “i cui tratti rivelavano vivacità, ma anche acume, ironia”. “Anna ha una intelligenza penetrante e precoce; ha il dono dell’ironia, la facoltà di raccontare cogliendo le cose nella loro sostanza”.
E’ lo stesso Raffaeli a parlarci del Diario, che “non poteva che apparire allora, ai suoi lettori, il nitido diagramma sia di una tenace formazione sia di una ostinata e persino sfrontata volontà di sopravvivenza.
Alla fine dell’articolo Raffaeli ci ricorda che in uno dei suoi libri più belli, “Lo scrittore fantasma” Philip Roth se la immagina scampata al massacro, fuggita in America, come una donna dolce e sororale, mentre un grande poeta italiano, davanti alla casa-museo in Prisengracht 263, le dedica alcuni fra i suoi versi più ispirati, dall’Olanda: «Ma a ogni svolta a ogni ponte lungo ogni canale/ continuavo a cercarla senza trovarla più/ ritrovandola sempre». “Quel fantasma, di continuo inseguito, è il pegno di una eredità, è l’eco della voce di Anne Frank, la nostra Anna.”
Anch’io sto inseguendo qualcosa, ma non è un fantasma, quanto piuttosto un sogno: perpetuare il nome e i messaggi di Anne Frank, legare per sempre il mio nome al Suo, facendo al contempo della beneficenza. Non intendo “salire sul treno di Anne Frank” per sfruttarne il nome a mio esclusivo beneficio; ribadisco che è una cosa che ho fatto con amore, ma avrò bisogno di tutto l’aiuto possibile per divulgare questa nuova storia.
Il mio è un libro positivo, parla di amore per la vita, di fede, di speranza e di perdono; volevo a tutti i costi far sapere al mondo che, se si fosse salvata, sarebbe rimasta innamorata della vita e di Dio; non avrebbe perso la fede come la sua "sorellastra postuma” Eva Schloss.
Sono certo che il libro possa piacere a grandi e piccoli e ad appassionati della storia dei Frank e non; è anche un modo diverso di spiegare, attraverso gli occhi di una quindicenne a quel tempo ancora sconosciuta al mondo, tutto ciò che è accaduto nei campi di concentramento.
Di qui le molte difficoltà che ho incontrato per rendere non troppo pesanti, ma sufficientemente leggibili, i pensieri di una ragazzina relegata nel più terribile campo di concentramento della Polonia.
La mia fantasia -che è quella di Anne- ha dovuto subire una evoluzione necessaria: come avrei potuto portare a termine un Diario del genere, affrontando sempre gli stessi temi e descrivendo sempre gli stessi tormenti?
Sono nati quindi i racconti, le poesie, le leggende, le pagine perdute, le possibili evoluzioni del futuro, senza perdere mai il filo e la reale cronologia della storia.
Non dimentichiamoci quanto e, soprattutto, cosa è riuscita a leggere Anne tra le quattro mura del nascondiglio: "Miti e leggende greche", pesantissime biografie, romanzi di ogni tipo, etc.
In fondo, "Le pagine Bianche" significa "quello che Anne avrebbe voluto ma non è riuscita a scrivere"..........
Di più: credo che pensare e provare a scrivere il seguito del Diario più famoso della storia, sia stata una cosa tenerissima. Non credete che Anne realmente possa averla apprezzata?
Adesso qualche foto dal mio plastico: vi faccio vedere nientemeno che le foto della soffitta dove Anne e Peter si isolavano per godersi lunghe e tenere chiacchierate tra amici e a rimirare il famosissimo ippocastano. L’albero, dopo aver resistito per oltre 170anni, ormai malato e malridotto, nell’agosto del 2008 fu abbattuto da una tempesta di vento; successivamente fu segato in pezzi e rimosso. Tuttavia la Fondazione Anne Frank nel 2005 aveva fatto raccogliere i semi dell’albero, distribuendoli a molte scuole che portavano il nome di Anne Frank per piantarli nei loro giardini. E così la storia dell’albero di Anne, che molti pensieri avrà ispirato, continua………
Pensieri di Anne Frank:
"Il nostro castagno è in piena fioritura dai rami più bassi alla cima, è carico di foglie e molto più bello dell’anno scorso."
"Guardavamo tutti e due il cielo azzurro, il castagno spoglio con le goccioline brillanti sui rami, i gabbiani e gli altri uccelli che volando radenti sembravano d’argento: tutto questo ci commuoveva e ci toccava profondamente, tanto che non potevamo più parlare."
"Aprile è proprio un mese splendido, non troppo caldo e non troppo freddo, con pioggia ogni tanto. Il nostro castagno è già verde e qua e là si vede perfino qualche candelina."
E in più segnalo questo libro, pubblicato anche in francese, coreano, tedesco, cinese, giapponese, olandese, sloveno e greco:
L'albero di Anne
di Irène Cohen-Janca
illustrazioni di Maurizio A. C. Quarello
traduzione di Paolo Cesari
pubblicato in Italia da “Orecchio Acerbo Editore”
“Nelle città di rumore e polvere io sono quello che per primo annuncia la primavera. In aprile si schiudono le gemme e con lo stesso slancio sbocciano i miei fiori e le mie foglie. Io sono un ippocastano.” Un vecchio ippocastano, nel cortile di una casa alle spalle di uno dei tanti canali di Amsterdam. Ho più di cento anni, e sotto la corteccia migliaia di ricordi. Ma è di una ragazzina -Anne il suo nome- il ricordo più vivo. Aveva tredici anni, ma non scendeva mai in cortile a giocare. La intravedevo appena, dietro il lucernario della soffitta del palazzo di fronte. Curva a scrivere fitto fitto, quando alzava gli occhi il suo sguardo spaziava l’orizzonte. A volte però si fermava sui miei rami, scintillanti di pioggia in autunno, rigogliosi di foglie e fiori in primavera. E vedevo il suo sorriso. Luminoso come uno squarcio di luce e speranza in quegli anni tetri e bui della guerra. Fino a quando, un giorno d’estate, un gruppo di soldati -grandi elmetti e mitra in pugno- la portò via. Per sempre. Dicono che sotto la mia corteccia, insieme con i ricordi, si siano intrufolati funghi e parassiti. E che forse non ce la farò. Sì, sono preoccupato per le mie foglie, per il mio tronco, per le mie radici. Ma i parassiti più pericolosi sono i tarli, i tarli della memoria. Quelli che vorrebbero intaccare, fino a negarlo, il ricordo di Anne Frank.”
Ritorniamo alle foto della soffitta, quella stessa soffitta dove nel sottotetto Peter spaccava la legna e il gatto del magazzino Mouschi depositava “i suoi messaggi”, che poi cadevano a pioggia nei locali di sotto. Quella che stende i panni è Margot.
Bello, vero?
La pubblicità del mio libro vicino a quelli di Anne Frank!!!
Chi, in piena coscienza, potrebbe aspirare a tanto??
lunedì 29 giugno 2015
Auguri da Anne Frank!
Passiamo ad altro.
Devo ringraziarvi per la costanza con cui seguite questo Blog, un po' arrangiato, certo, ma mosso dalla passione e dall'affetto nei confronti della mia amica Anne Frank.
Su Blogger siete in 399
Mentre su Google+ 2647!!!
Solo avrei voglia di parlare un po' con voi, sapere cosa ne pensate del libro e della storia di Anne.
Dai........non siate timidi!!!
Un saluto e un abbraccio al mio amico Nunzio, che mi segue anche lui dietro le quinte. Gli auguro di superare al più presto tutte le difficoltà e di ritrovare presto la serenità e il sorriso.
Avrei voluto farvi vedere un video, che preparai un paio di anni fa. da "Blogger" non credo si possa fare.
Allora vi allego le foto della prima videata e dell'ultima.
Nella prima Anne immagina come sarà la sua liberazione. Chissà quante volte veramente ci avrà pensato!!
E la seconda è una vera chicca, perché sono gli ultimi pensieri di Anne Frank, sempre tratti dal mio libro "Le Pagine Bianche di Anne Frank", prima che salga in cielo.
Due versioni: una è in italiano e una in inglese, per i miei amici americani che saluto!
Sappiate che la musica originale del video era "Blank page", di Christina Aguilera, altra mia incontenibile passione. E' questa bellissima ballata che ha ispirato il titolo del mio libro. Purtroppo è stato censurato, per ovvi motivi di Copyright. In realtà, nemmeno le foto di Anne potrebbero circolare, visto che i diritti del proprietario (Otto Frank) decadono 70 anni dopo la sua morte (1984). Spero che mi perdoneranno, tenuto conto che gli introiti del libro vanno in beneficenza, in favore dell'Associazione "Un Ponte per Anne Frank".
Infine, un consiglio per gli acquisti: per risparmiare, potreste acquistare il libro on line su www.feltrinelli.it: c'è lo sconto del 15% e, inoltre, potete ritirarlo in libreria senza pagare spese di spedizione. Oppure, per oridini oltre i 19euro, la spedizione è gratis.
A presto.
Regalo di compleanno da Anne Frank!
Ebbene,sì...oggi è il mio compleanno!
E Anne Frank mi ha fatto un grande regalo: mi ha fatto incontrare mia madre!
Vi spiego meglio: mia madre vive fuori Roma, e la vedo di rado, al massimo un paio di volte l'anno.
Di solito preferisce andarsene in giro per il mondo.
Stamattina, pur avendo preso un giorno di ferie, non avevo programmato nulla, sperando di dormire un po' di più.
Invece la mia sveglia biologica ha suonato alle 6.15!
La giornata era splendida e ho deciso, così, su due piedi, di salire sullo scooter, andare al porto e prendere il primo aliscafo utile.
Ore 9.10 partenza per Sorrento; arrivo ore 9.40.
Squilla il cellulare......è mia madre che vuole farmi gli auguri!
"Ciao mà...si, si, grazie...sono a Sorrento, sto scendendo in questo momento dall'aliscafo..."; e lei:
"Veramente??? Anche io sto attraccando nel porto di Sorrento.....il mio traghetto è quello dietro il tuo, si chiama Miriam..."
Capito??? Lei sta facendo una crociera per la costiera sorrentina e amalfitana e la sua nave ha fatto uno scalo di 10 minuti per far salire altra gente!!!
Mi hanno fatto salire in attesa della nuova partenza....baci,abbracci e anche un po' di lacrime. BELLISSIMO!!!!
Nemmeno se ci fossimo dati appuntamento ci saremmo riusciti! Le variabili erano ristrette in quei dieci minuti; e mia madre avrebbe potuto attraccare o telefonare prima o dopo....insomma, un bel regalo di compleanno, non vi pare???
sabato 27 giugno 2015
Il seguito di "Una chiacchierona incorreggibile"
Oggi ho il piacere di presentare l’incredibile seguito di “Una chiacchierona incorreggibile”.
I conoscitori della storia di Anne Frank sanno già di cosa sto parlando. Per gli altri non posso fare a meno di riportare il famoso racconto di cui Anne parla sia nel Diario sia nella raccolta di racconti.
BO, BO, BO…PROVO’ A DIRE IL PESCIOLINO PIERROT è il titolo della nuova filastrocca –tratta da Le Pagine Bianche di Anne Frank- che Anne idealmente scrive mentre si trova ad Auschwitz. Insieme al brano tratto dal Diario di Margot Betty Frank (che prima o poi vi farò leggere), è una delle cose che più amo di quello che ho scritto.
Potrebbe sembrare una poesiola stupida, ma il significato di ogni rigo è molto profondo, e dentro c’è tutta la storia della Shoah e di Anne Frank.
Tratto da “Racconti dell’Alloggio segreto”, di Anne Frank.
Il professor Kepler ed io eravamo spesso ai ferri corti a causa…del chiacchierare. In un lasso di tre lezioni ricevetti sei ammonizioni finché lui perdette la pazienza e mi affibiò sbrigativamente un tema di due pagine.
Era intitolato: Una chiacchierona.
Ma nella lezione successiva ci fu di nuovo occasione di fare una bella chiacchierata…e il professor Kepler prese il registro e vi scrisse: “La signorina Anna Frank per la prossima volta porterà un componimento dal titolo Una incorreggibile chiacchierona”. Anche questo tema fu consegnato come si confà ad un bravo alunno, ma già nell’ora successiva si ripeté il suddetto vizio. Ragion per cui il professor Kepler scrisse nel registro: “La signorina Anna Frank porterà un componimento di due pagine dal titolo “Qua qua qua, disse la signorina Starnazza”.
Allo scherzo risposi con uno scherzo. Scrissi infatti, con l’aiuto di Sanne, un componimento in rima che iniziava:
“Qua,qua,qua”, disse la signorina Starnazza
chiamando i figli che giocavan nella guazza.
“Pio,pio, -rispose ciascuna anatrina-
c’è ancora del pane, cara mammina?”
“Sì Gerardo,Alfonso e Fiordiligi,
ma lo sapete, non voglio litigi;
l’ho dovuto rubare di soppiatto
dalla scodella preparata per il gatto!”
Gli anatroccoli le danno retta;
ciascuno prende quel che gli spetta,
starnazzando intorno al fosso
“Guarda, il mio è il pezzo più grosso!”
Ma ecco papà cigno, infuriato,
nel suo sonnellino disturbato
ecc.ecc.
E QUESTO è IL SEGUITO, TRATTO DAL MIO LIBRO: LE PAGINE BIANCHE DI ANNE FRANK
Domenica 12 novembre 1944
Carissima,
Ti ricordi dei componimenti che il professor Kepler mi obbligò a scrivere perché parlavo troppo? Il primo tema era intitolato: “Una chiacchierona”, mentre il secondo si chiamava “Un’incorreggibile chiacchierona”; purtroppo, come sai, pur avendo così di buon animo provveduto a eseguire i compiti, la qui presente, Annelies, non rinunciava a parlottare in classe, per cui le fu affibbiata una terza composizione, dal seguente titolo: “Qua, qua, qua, disse la signorina Starnazza”. Ho già avuto l’occasione di declamare i versetti di tale racconto a Westerbork, nella baracca dei bambini, che cominciavano più o meno così: “Qua, qua, qua, disse la signorina Starnazza, chiamando i figli che giocavan nella guazza” . Poi di mezzo ci sono stati gli orrori di Auschwitz e non ho avuto più l’occasione di pensarci.
Anche se difficilmente ci crederai, devi sapere che questa notte, per impegnare il tempo, ho pensato di dare un seguito alle avventure della nostra piccola ochetta: il breve racconto è sicuramente meno allegro del precedente, ma, a ben guardare, c’è dentro proprio la mia storia. L’ho intitolata:
BO, BO, BO…PROVO’ A DIRE IL PESCIOLINO PIERROT
C’era un bel dì….
Nella Valle dei cigni dorata,
la famiglia Starnazza….
che sguazzava beata.
La “Chiacchierona incorregibile”….ve la ricordate?
Quella piccola anatrella….dalle nere penne piumate!?
Qua qua qua, si beava, parlottando di giorno….
Qua qua qua, canticchiava, anche al freddo d’inverno!
Non era affatto diversa dagli altri uccelli del lago…
Fino a che non si accorse di un terribile Mago!
Tutto quello schiamazzo e quella gioia insolente,
indispettivano l’uomo, già malato di mente!
Fu così che….la “Nostra incorreggibile”,
venne colpita…da un anatema indescrivibile!
Da anatroccolo nero, con le sue penne lisce……
Si ritrovò in una boccia, sotto forma di pesce!
Per quanti sforzi facesse……….
Di bocca gli usciva solo un bel “Bo bo bo”…
, si disse………….
…
E adesso……………….
Bo bo bo, si agitava…..per aver da mangiare!
Bo bo bo, non restava…..che pregare e sperare!
Cosa dire, alla fine di questa piccola storia?
Che il bene trionfi e se ne tenga Memoria!
Che te ne pare? Non è bellissima? Non ti sembra che il triste mimo Pierrot, innamorato della Luna, rappresenti alla perfezione la sottoscritta e la sua desolazione? Sono sicura che ti piacerebbe sapere come finisce la storia. Riuscirà la Chiacchierona incorreggibile a liberarsi della boccia in cui è stata rinchiusa? Ce la farà la Signorina Starnazza a ritornare libera e felice a nuotare nella guazza? Finirà come sarebbe giusto che finisse, e cioè, saranno i buoni a trionfare? Credo che la realtà sia ben diversa dai sogni e che non ci sia mai un preciso confine tra quello che ci si aspetta nella vita e quello che poi accade effettivamente. La verità è sempre nel mezzo e l’unica certezza è che nessuno è in grado di conoscere il futuro, né di sapere cosa ci aspetta dietro l’angolo. Per la filosofia greca, la vita era in continuo mutamento, al di là delle uniche due cose certe: la nascita e la morte. Ma sono in disaccordo su quest’ultimo punto: infatti, potrebbe accadere che, pur morendo, si possa continuare ugualmente a vivere. Tu che ne dici? ….Chissà!
Un ultimo appunto sulla parola MAGO, presente nella mia poesia: l’ho messa intenzionalmente per ricollegarmi alla storia di Anne “Il saggio mago” e anche perché vado fiero che in “Le Pagine Bianche di Anne Frank” il nome del responsabile dell’Olocausto, il cancelliere tedesco di allora, non è mai menzionato.
Ne “Il saggio mago”, Anne racconta di una bambina, Dora, che era sempre allegra, non faceva che ridere dalla mattina alla sera, senza mai pensare a cose tristi o penose.
Un giorno Dora, che godeva di una certa popolarità per cui si era montata un po’ la testa, si imbatté in Peldron, che, al contrario di Dora, stava sempre a rodersi l’anima per le miserie della vita.
Mentre Dora canzonava e scherniva Peldron, si imbatterono in un “Vecchio Mago”, un mago dabbene che voleva aiutare il prossimo così da rendere il mondo migliore.
Il Mago imprigionò Dora e Peldron in una piccola casetta, per educarli, appunto, come credeva giusto.
Dora e Peldron non potevano uscire, ma dovevano lavorare tutto il giorno, questi erano gli ordini del Mago.
Ecco la sinossi del mio libro. A presto!
giovedì 25 giugno 2015
L’ECOTERAPIA: UN TRATTAMENTO TERAPEUTICO “MODERNO” INVENTATO SETTANT’ANNI FA DA ANNE FRANK
Oggi la chiamano Ecoterapia, Garden therapy oppure Green therapy; già da diversi anni la Pet Therapy (terapia o cura con l’ausilio di animali domestici) è una solida realtà.
Ora vi domando: non sono forse tutti argomenti di cui la nostra amica Anne Frank parlava, già con assoluta convinzione, nel lontano 1942?!
Ci sono voluti i “dotti medici e sapienti” di oggi, i cervelloni, gli esimi professoroni, gli studiosi e teorici dell’aria fritta, i filosofi dell’acqua calda, per capire, magnificare e divulgare quello che Anne Frank aveva già scritto ben settantatré anni fa?!
Se avessero letto il Diario di Anne Frank avrebbero fatto prima!!!
In proposito, riporto un articolo pubblicato su www.greenme.it scritto da Marta Albé, che ringrazio; gli argomenti sono sviluppati bene, il sito è ben fatto e piacevole e merita senz’altro una visita. Nulla da dire, quindi, né sul sito né sulla giornalista, che con molta professionalità ci ha reso edotti, in maniera puntuale e piacevole, di quanto la “moderna medicina del benessere” ha miracolosamente scoperto per migliorare il nostro stato di salute.
Eco-terapia: come curarsi interagendo con la natura
ecotherapy-ecoterapia
Passeggiare in un parco o in un bosco, rimanere sdraiati a lungo su un prato, affrontare un sentiero di montagna: ecco tante idee per ritrovare energia e sentirsi subito meglio. L'eco-terapia - nota anche come eco-therapy - è un metodo di curarsi in modo naturale, che incoraggia le persone a creare delle relazioni positive con l'ambiente che le circonda.
Essenzia
Chi sceglie l'eco-terapia, compie il tentativo di utilizzare mente, cuore e sensi per interagire con il mondo naturale. Esistono molte alternative per dedicarsi all'eco-terapia, ma in generale questa tipologia di trattamento richiede di:
- Trascorrere del tempo in un bosco o in un giardino.
- Sedersi accanto ad un ruscello, un fiume o una fonte d'acqua.
- Ammirare il paesaggio durante un viaggio.
- Dedicarsi al giardinaggio e prendersi cura delle piante.
- Interagire con gli animali domestici, compresi cani, gatti e cavalli.
Alla base dell'eco-terapia troviamo la necessità di allontanarsi dal proprio ambiente abituale per riavvicinarsi agli spazi verdi e ai loro ecosistemi. Molti di noi, semplicemente per intuito, si saranno resi conto del potere curativo che la natura ha sulle persone e della sensazione immediata di benessere che una semplice camminata tra gli alberi può regalare. Ora anche il mondo della ricerca si è reso conto che il contatto con la natura è in grado di garantire benefici da non sottovalutare.
Al momento, nessuno può spiegare fino in fondo perché il contatto con la natura abbia un impatto tanto profondo su di noi, ma i relativi benefici terapeutici non possono essere ignorati. Il miglior modo per sperimentare l'efficacia dell'eco-terapia consiste semplicemente nel trascorrere più tempo all'aria aperta, cercando di interagire con gli altri esseri viventi.
Ecco i principali benefici dell'eco-terapia:
1) Benefici medici
La semplice osservazione della natura può aiutare il nostro corpo a guarire più in fretta. Secondo alcune ricerche, i pazienti in ospedale si riprendono prima e avvertono meno dolore se hanno accesso a immagini, panorami e suoni della natura. Anche osservare dei dipinti di paesaggi naturali o ascoltare dei suoni registrati può avere effetti positivi sul recupero della salute.
2) Benefici emotivi
Ogni giorno la vita ci richiede elevati livelli di concentrazione per compiere le azioni quotidiane, a casa, in famiglia o al lavoro. Ciò può provocare irritabilità, stanchezza e stress. La natura può contribuire a migliorare il benessere generale, garantendo un vero e proprio effetto ristoratore. Gli effetti benefici del trascorrere tempo all'aria aperta sono evidenti sia sugli adulti che sui più giovani. Una vacanza in campeggio, una bella nuotata o una corsa nel parco possono aiutarci a sentirci più pazienti e sicuri di noi stessi.
3) Benefici terapeutici
Secondo le più recenti ricerche, il diretto contatto con la natura può offrire un supporto da non sottovalutare a coloro che soffrono di disturbi come l'ansia o la depressione. In alcuni istituti scolastici gli insegnanti vengono incoraggiati a trascorrere del tempo all'aria aperta - anche per una breve camminata - con i bambini iperattivi, così che in classe e nelle altre attività della giornata possano concentrarsi di più. In caso di malattie gravi, l'eco-terapia potrebbe rappresentare un supporto interessanti alle normali cure.
Ecco altri esempi di attività che richiedono il contatto diretto con la natura e che potrebbero rientrare nell'eco-terapia.
1) Biofilia
Secondo la biofilia, non si può trascorrere una vita sana e completa lontano dalla natura. Sulla base di questa affermazione, un gruppo di studiosi olandesi ha dimostrato che la natura può aiutarci a vedere il nostro futuro in chiave positiva. Osservare un paesaggio naturale rigoglioso - anche in fotografia - sarebbe d'aiuto per aprire i propri orizzonti verso prospettive esistenziali decisamente più rosee.
Leggi anche: Vuoi avere più fiducia nel futuro? Osserva una foto della natura
2) Silvoterapia
Abbracciare un albero per sentirsi meglio. Ecco il consiglio di base della silvoterapia. I maggiori effetti terapeutici si otterrebbero appoggiandosi con la schiena al tronco degli alberi e posizionando la mano destra nella zona del plesso solare. La mano sinistra è a contatto con il retro della schiena - nella zona dei reni - e l'albero stesso. E' necessario respirare a lungo e profondamente per avvertire una nuova sferzata di energia.
Leggi anche: E se il morale va giù...abbraccia un albero! La silvoterapia
3) Ortoterapia
L'ortoterapia è stata introdotta come supporto alle cure convenzionali in diversi ospedali, nel mondo e anche in Italia. Vi avevamo parlato, ad esempio, dei casi di Detroit e di Mantova, dove è nato un orto-giardino curativo dedicato ai malati di Alzheimer. Prendersi cura del proprio orto è un vero e proprio antistress naturale. E chi ha la possibilità di coltivare delle piantine aromatiche in ufficio godrà di benefici per quanto riguarda la produttività sul lavoro e la concentrazione.
Leggi anche: Ortoterapia: perché curare le piante è un po' come curare se stessi
4) Garden Therapy
La garden therapy è una forma di terapia olistica, utile a promuovere la salute ed il benessere interiore. Si associa soprattutto alla cura del giardino, con particolare riferimento a piante e fiori, e in alcuni casi all'aromaterapia. Grazie alla garden therapy, infatti, il nostro olfatto è stimolato in positivo dai profumi emanati dalle corolle e dalle erbe aromatiche di cui possiamo occuparci. La cura del giardino favorisce la serenità, infonde speranza e desiderio di impegnarsi.
Leggi anche: Garden Therapy: il vero benessere è in giardino
5) Pet Therapy
La Pet Therapy consente agli ammalati o alle persone in difficoltà di migliorare le proprie condizioni di vita e di salute, grazie al contatto con un animale domestico. L'Emilia Romagna ha da poco approvato un regolamento che permetterà a cani e gatti di accedere alle strutture ospedaliere sia pubbliche che private, in modo che i pazienti possano trarre beneficio dalla loro compagnia.
Leggi anche: Pet therapy: cani e gatti potranno far visita ai padroni negli ospedali dell'Emilia Romagna
Adesso un paio di paragrafi tratti dal mio libro “Le Pagine Bianche di Anne Frank”, dove la nostra amica, pur se relegata in un lager, parla di amore per la natura, come mezzo attraverso il quale si può arrivare a Dio.
…….”Posso comunque dirti che, anche in queste circostanze, riesco facilmente a estraniarmi da tutto per godermi la natura: il vento freddo sul viso, il tepore dei raggi del sole, l'azzurro del cielo. Non sai quanto sia rilassante guardare un albero, rimirare la luce del sole che filtra tra i suoi rami e contemplare i disegni che le infinite sfumature dipingono sulle sue foglie. La natura è il più grande spettacolo del mondo, molto meglio anche del cinema e non si paga neanche il biglietto! Aiuta a liberarci di tutto quello che ci logora la mente.
Vogliamo parlare dell’arcobaleno? Potresti dirmi, in tutta sincerità, se esiste qualcosa di più magico, bello, puro e incantevole dei suoi mille colori e delle sue incredibili tonalità? La risposta è: sicuramente no! Vado in estasi quando ne vedo uno, mi viene quasi voglia di piangere, tanto lo trovo meraviglioso e magico. Secondo la mitologia greca, l’arcobaleno era un sentiero tra la terra e l’Olimpo creato da Iride, la messaggera degli dei. E voglio tenerti informata che, in proposito, la qui presente Anne si è imposta il seguente obbligo morale, che si potrebbe considerare come una specie di “fioretto per la vita”. Quando in cielo compare un arcobaleno, la sottoscritta ha deciso, qualunque cosa accada, di non distogliere lo sguardo finché non scompaia. Non si può sciupare la sua visione liquidando sbrigativamente la faccenda con un semplice: «bello, non è vero?» Dato che ritengo sia un messaggio foriero di buoni presagi, non posso, non voglio, non devo passare oltre, finché i suoi colori rimangono a dipingere la già splendida volta celeste. La storiella della “Pentola d’oro” non sarà forse vera, ma su questo che ti ho detto, ci credo fermamente”.
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“Sai dirmi chi, oppure che cosa, non è in grado di inerpicarsi sugli alberi? Sono proprio le preoccupazioni, le inquietudini, le ansie e le tensioni!” Ciò vuol dire che, se hai qualche problema che ti angustia, la tua amica Anne ti consiglia di sederti in un bel prato e di arrampicarti idealmente tra le fronde di un albero, per ammirare il tremolio delle sue foglie luccicanti al sole, insieme all’ondeggiare della sua chioma al vento. Se ci pensi bene, un albero sembra dirti sempre di sì, incoraggiandoti con la sua serenità. Non so se sarai d’accordo su questo punto, ma vedrai che ogni foglia sarà come una parola buona e d’incoraggiamento sia per te sia per il tuo buonumore! Le tristezze nascono dai compatimenti per le proprie miserie, la felicità, invece, nasce dall’amore per il Creato. Non credi sia così?”
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E’ la stessa Anne che, infine, mentre sta per salire in Cielo, sale su un Arcobaleno per arrivare in Paradiso.
“Aspettami…..sto venendo da Te
per favore, dimmi da quale parte devo volgermi per poter essere guidata da Te
http://www.lafeltrinelli.it/libri/pezzella-dario/pagine-bianche-anne-frank/9788891096326
Per finire, un paio di foto del mio plastico: sono le stanze del magazzino al secondo piano, sopra gli uffici della Opekta, dove si preparava e imbottigliava la pectina per fare le marmellate e dove Van Pels, prima di nascondersi, miscelava le spezie.


martedì 23 giugno 2015
RACCONTI DEL DIARIO SEGRETO
Ebbene, sì: andando avanti con il mio manoscritto, sono sempre stato cosciente di poter sprofondare nel ridicolo, oppure di scadere nell’inverosimile, ma non per questo mi sono arreso, cercando in ogni caso di attenermi sempre a fatti realmente accaduti e raccontati da chi, le sorelle Frank, le ha davvero incontrate nei lager. All’inizio è stato un gioco, poi in seguito è diventato un esperimento che ha preso via via sempre più forma. La cosa mi ha assorbito talmente tanto, da indurmi a portare a termine quello che avevo iniziato. Ho la certezza di non essermi neanche lontanamente avvicinato alla leggerezza nello scrivere che aveva Anne e nemmeno alla sua drammaticità. Non riesco in nessun modo a immaginare tutte le sofferenze che avrà provato realmente e ai milioni di pensieri che avranno attraversato la sua mente, ma è stato bellissimo poter pensare di farla rivivere, per rileggere ancora una volta delle sue mirabolanti elucubrazioni.
Usando le parole di Anne, ho scritto il “mio diario” in clandestinità, perché “…avrei perso la mia tranquillità e fiducia in me stesso, se avessi dovuto tollerare critiche nei confronti della mia impresa non ancora conclusa” . Infine, non so quante volte mi sono dato del matto, ma sono andato sempre avanti dicendomi: «E vediamo dove vado a finire».
E riprendendo l’identica frase che Otto Frank ha pronunciato al nipote Buddy, durante una sua visita a Bruxelles: «E’ stato come un vortice. Una volta cominciato, sono stato tirato dentro sempre di più». Non riuscivo a smettere di pensare ad Anne, a quello che aveva scritto e ciò che aveva dovuto provare durante gli ultimi sette mesi della sua vita, trascorsi tra un campo di concentramento e un altro. La tenera e gracile Annina in un campo di morte! Così ho cominciato a procurarmi libri e testi di chi aveva avuto rapporti con lei, sia dentro sia fuori i lager, biografie, storie di famiglia, filmati vari, persino la riduzione teatrale del suo diario. E ancora non mi sentivo appagato. L’amabile Annelies era entrata con forza nel mio cuore e con forza qualcosa doveva uscirne.
Il risultato non sta a me giudicarlo: dentro il libro ci sono sicuramente i riflessi e i ricordi di anni di letture, di meditazioni religiose e talk show televisivi. Qualche battuta di un film che mi è rimasto nella memoria, una frase romantica in un cioccolatino.
Devo ringraziare anche tutti coloro i cui pensieri, anche se non proprio intenzionalmente, sono stati fatti da me lievitare in queste pagine, fino farli divenire quelli di Annelies, sicuro che, se sarò riuscito a donare un’emozione, uno spunto di riflessione, un sorriso o un piccolo raggio di luce, vorrà dire che non sarà stata carta sprecata.
Adesso vi mostro le foto dei giardini di Merwedeplein, dove Anne giocava e il palazzo dove ha abitato sino al luglio del 1942.






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