LE PAGINE BIANCHE DI ANNE FRANK

sabato 17 ottobre 2015

L’ULTIMA PREGHIERA

Buon pomeriggio. Per concludere l’argomento “Fede” e “Dio”, affrontato già in due precedenti post, volevo raccontarvi che, successivamente alla librazione dei lager, sono tornate alla luce diverse esemplari testimonianze di sopravvivenza di deportati che, durante la prigionia, sono riusciti a scrivere non solo preghiere, ma addirittura canti e melodie. Queste partiture sono state fatte rivivere grazie ad una iniziativa tutta italiana : “Tuttociòchemiresta” (http://www.tuttociochemiresta.it/) sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica italiana.
Le ideatrici e organizzatrici dell’evento, Viviana Kasam e Marilena Citelli Francese, in proposito hanno scritto: “In prima mondiale a Roma, le melodie, le storie, le documentazioni di una pagina poco conosciuta della Shoah, il miracolo di musiche bellissime che risorgono dall’oblio per ricordarci che l’arte sopravvive alla volontà di annientamento e che si può creare bellezza anche nella più disumana delle prigionie.” Questa è l’occasione per parlarvi di un’altra bellissima figura femminile, che avvicinerei a quella di Etty Hillesum: Ilse Weber.
Ebrea, nata a Witkowitz nel 1903, sin da giovanissima scriveva poesie e fiabe per bambini. Nel 1942, fu deportata a Theresienstadt con il marito e il piccolo figlio, Tomáš. Qui fece l’infermiera nell’ospedale dei bambini, creando per loro e per gli altri prigionieri poesie e canzoni, suonando per loro il liuto e la chitarra. Nel 1944 fu deportata ad Auschwit, dove morì nelle camere a gas. Nel 1945 il marito di Ilse, sopravvissuto ad Auschwitz, riportò alla luce –erano state raccolte e seppellite da qualcuno a Theresienstadt, in un capanno degli attrezzi - una cinquantina di poesie composte nel campo dalla moglie. Seguì, molti anni dopo, la pubblicazione del libro “Quando finirà la sofferenza? Lettere e poesie da Theresienstadt” di Ilse Weber.
E a proposito di documentazioni, oggi vi faccio leggere una cosa che certamente non troverete nell’originale Diario di Anne Frank: una preghiera! Si, perché nel Diario di Anne Frank si possono trovare racconti, brani di autori diversi, poesie, filastrocche e citazioni, ma non una vera e propria preghiera! E questo non perché Anne non fosse credente, ma perché, probabilmente, la presenza oppressiva di una madre quasi “pia” le aveva ingenerato una specie di repulsione verso la sua confessione di cui non amava essere neppure praticante. Come sappiamo, la vicinanza con Peter Van Pels e le continue chiacchierate con l’amico davanti al loro ippocastano preferito, le allargarono gli orizzonti ed il cuore. Alcune sopravvissute ci hanno raccontato anche che Anne, mentre era nell’infermeria di Westerbork, parlava di fede con un ragazzino della sua età. Ma questa è un’altra storia e ve ne parlerò un’altra volta. Mi preme adesso farvi leggere la preghiera che Anne invia a Dio prima di salire in cielo. La preghiera è una dolce e tenera supplica, che Anne recita dopo l’incontro con Margot, morta prima di lei, ed è venuta a prenderla. Anne amava incondizionatamente la vita, grazie soprattutto ai doni della natura offerti all’uomo da Dio e, dopo tante sofferenze patite e tanti progetti inevasi, finalmente sale sul suo arcobaleno per raggiungere la madre in paradiso. Tratto da “LE Pagine Bianche di Anne Frank”
Dio della mia libertà Prendo in prestito solo pochi minuti del Tuo tempo infinito, per rivolgerti la mia ultima preghiera terrena, adesso che per me il mondo sta per smettere di girare ed io per apprestarmi a scendere all’ultima fermata. Guarda tutti i lividi sul mio volto, i miei muscoli indeboliti, la mia fronte febbricitante e la mia pelle marchiata col sangue. Guarda il mio corpo dolorante, straziato e martoriato dalle catene dell’odio che hanno consumato le mie forze, perché ho dovuto lottare, non certo per mia volontà, contro qualcuno molto più vigoroso di me. Sai già che queste violenze non mi hanno impedito di portarti sempre nel cuore, come mia difesa. Ora nella mia testa ci sono soltanto pensieri, sogni, visioni da incubo e paure. Mi hanno fatto sprofondare nel fango. Hanno offeso i miei sentimenti, trasfigurando la mia vita in una quotidianità senza senso. Sono stata trasformata in un corpo esanime privo del suo spirito vitale. Ora sono un uccello con le ali spezzate, depredato della sua dignità e che tuttavia è diventato partecipe ed anche complice di tutto lo strazio che è passato sotto i suoi occhi. Mi avevi comandato di non uccidere ed io invece sono stata, pur se inconsciamente, corresponsabile di questa disobbedienza. E’ stato l’istinto della sopravvivenza a farmi insudiciare di questo delitto: te ne chiedo perdono, anche in nome di tutti quelli come me, costretti nell’agonia. Donami ancora una volta la tua forza, guarisci i miei perché, da’ conferma ai miei dubbi, rispondi alle domande furiose che sono fermentate in questi lunghi mesi nella mia mente. Offrimi una ragione per tutto questo e regalami il coraggio necessario per sciogliere l’ultimo legame che mi lega a questa esistenza. Tu non mi hai mai abbandonato, mi hai sorretto durante i momenti più difficili e guidato nelle tenebre di questo inferno. Ho sempre saputo che per resistere avrei dovuto cercarti fin nelle cose più piccole e semplici, confondendomi tra le nuvole, perdendomi nel cielo, ascoltando il vento tra le foglie degli alberi e ammirando i mirabili colori di cui ci hai fatto dono nella natura. Vorrei ringraziarti per avermi concesso di vivere: mi hai messo al mondo sottoponendomi a questa prova, che la mia coscienza si rifiuta di concepire. Tu solo conosci il disegno e voglio continuare a fidarmi di Te. Perché hai ascoltato i miei pensieri ed esaminato i miei sogni. Perché hai vagliato i miei progetti e pesato la bontà del mio animo. Lo so che hai gioito della mia felicità e sofferto dei miei stessi dolori! Depongo ai tuoi piedi tutto quello che di buono c’è stato e tutto quello che di cattivo hai ritenuto dovessi conoscere della vita. Grazie, per le anime buone che mi hai fatto incontrare e per quelle cattive che hanno misurato il mio coraggio e la mia pazienza. Adesso sono qui, senza più lacrime, e aspetto che Tu venga a prendermi. Sono stanca e metto nelle tue mani questa putredine, affinché Tu possa trasformarla in salvezza per tutti i martiri di questa guerra. Raccogli quello che rimane di me, ti regalo quello che c’è stato della mia vitalità, della mia intelligenza, della mia memoria e della mia cultura. Ti faccio dono della mia forza d’animo, dei miei pensieri e della mia fantasia; delle mie speranze e del mio spirito, affinché possano diventare un fiore da piantare e far crescere nel Tuo giardino o possano trasformarsi in un puntino luminoso, nell’emisfero infinito, perché da lassù sia di conforto a qualcuno. Dona la pace al mio corpo e al mio spirito, risana i lividi e cura tutte le ferite della mia anima; custodiscii miei pensieri ed esaudisci i miei ultimi desideri. Aspettami…..sto venendo da Te per favore, dimmi da quale parte devo volgermi per poter essere guidata da Te e mostrami quel che devo fare per riuscire a perdermi in quella Luce infinita. Indicami, adesso, su quale arcobaleno devo incamminarmi per poterTi finalmente raggiungere… Anne “Testo protetto da Copyright; ISBN : 9788891096326” Het Achterhuis - Anne Frank l'Alloggio segreto di Anne Frank

sabato 10 ottobre 2015

GLI AMICI DI ANNE FRANK

Per chi ha letto il Diario di Anne Frank è facile farsi un’idea di quali erano realmente i suoi sentimenti e i suoi pensieri nei confronti della vita. Ma con gli altri, come si comportava davvero Anne? Come la consideravano i suoi amici? Ecco una carrellata di “memorie” di vecchi amici di Annelies Marie Frank, che hanno diviso con lei i suoi “primi” e “unici” tredici anni. da sinistra a destra: Lucie Van Dijk, Anne, Sanne Ledermann, Hanneli Gostlar, Juultje Ketellapper, Kitty Egydie, Mary Bos, Letje Swillens e Martha van de berg. Più sotto: la classe di Anne alla MOntessori; lei è in fondo al centro. THEO COSTER (compagno di scuola)
"All’epoca lei era per me una tra i tanti compagni: non mi aveva colpito in modo particolare, anche se la trovavo carina. Ho ancora difficoltà a chiamarla Anne, perché per noi era Annelies, tutti la chiamavano così, anche se credo che a lei piacesse di più Anne. Ha sempre firmato le sue lettere con quel nome. Ero ben consapevole che Anne fosse una ragazza attraente, ma non saprei dire se se ne rendesse conto." NANETTE BLITZ (amica di scuola) "Non ci somigliavamo per niente: Anne era molto vivace, voleva sempre essere al centro dell’attenzione, ma a me non piaceva farlo. Eravamo diverse anche fisicamente. Mi sembrava una ragazza normalissima, come tutte le altre. Non avrei mai pensato che il suo nome potesse diventare nel tempo così famoso. Amava ricevere attenzioni. A Bergen Belsen l’ho vista e abbracciata. Ci è voluto un po’ perché la riconoscessi, per quanto era malridotta. Vederla così deperita è stato uno shock indescrivibile." LENIE DUYZEND (amica di scuola) Con Anne ci siamo fatte un sacco di risate. Anche gli insegnanti ridevano molto con lei. All’inizio pensavo fosse solo una ragazza simpatica, poi mi è sembrata davvero speciale, spiccava in qualche modo. HANNELI GOSTLAR (la migliore amica) Era un bel tipino. Aveva moltissimi corteggiatori. Mia madre diceva sempre: “Dio sa tutto, ma Anne ne sa una di più”. E credo che la stessa Anne ne fosse convinta. La definirei una ragazza audace. Non aveva problemi a intervenire in classe quando non toccava a lei. Insomma era sveglia, ma non credo avesse un’intelligenza eccezionale. Parlava senza accento tedesco, in perfetto olandese. Sia a lei sia a me piacevano i film di Shirley Temple e giocavamo a Monopoli e a Ludo. EVA SCHLOSS (compagna di giochi di Merwedeplein) Posso raccontarvi della Anne che conobbi a Merwedeplein e della breve amicizia che stringemmo. Il giorno che la conobbi mi ritrovai faccia a faccia, non tanto con la mia immagine riflessa, quanto con il mio opposto. Anne aveva un’aria scura e misteriosa e mi scrutava da sotto una chioma acconciata con cura. Indossava sempre bluse e gonne immacolate con calzettoni bianchi e lucide scarpe di vernice. Anne attirava le persone tessendo una trama di storie curiose, bisbigliate a mezza voce, che implicavano il fatto che fosse un po’ più intelligente di tutti noi. Parlava talmente tanto che la chiamavamo la signorina “Qua qua qua” ed era sempre circondata da un gruppo di ragazzine pronte a ridacchiare per le sue ultime esperienze e osservazioni con le quali andava nei caffè a farsi offrire gelati e a discorrere con le signore. Jaqueline Van Maarsen (amica del Club) Era il settembre 1941, il mio primo giorno di scuola al liceo ebraico, e stavo tornando a casa in bicicletta lungo il canale Amstel di Amsterdam, quando una ragazza magra con i tratti del viso affilati e i capelli neri voluminosi pedalava velocemente per cercare di raggiungermi. Il mio nome è Anna', disse, 'Anna Frank' - con queste parole, nel 1941, ha iniziato una intensa amicizia che durò esattamente un anno scolastico. Dopo di che, di Anna Frank scomparve per sempre dalla mia vita. “Stai andando a casa?” mi chiese. Possiamo tornare insieme, se ti va, d’ ora in poi. Io vivo in piazza Merwedeplein », disse la ragazza. Durante quella prima passeggiata verso casa, Anna Frank mi raccontò tutto si sé. Chi erano i suoi amici e i ragazzi che le piacevano. Io ero terribilmente timida e mi piaceva la faccia tosta di Anna Frank. Mi portò a casa e mi presentò a sua sorella e alla madre. Decise che da allora in poi saremmo ritornate sempre insieme e che io sarei divenuta la sua migliore amica e lei la mia. Accettai, pur senza sapere cosa ci trovava in me. Da quel primo giorno eravamo inseparabili. Anne scrive di questo nel suo diario: 'Ho incontrato solo Jacqueline van Maarsen quando ho iniziato al Liceo ebraico, e ora lei è la mia migliore amica.' (15 giugno 1942) Era estroversa, voleva he le raccontassi tutto, chiacchierava tutto il giorno e mi confidata la maggior parte delle cose. Una ragazza vivace piena di voglia di vivere, sincera e fantasiosa. Aveva dei begli occhi espressivi. Parlavamo di tutto, leggevamo gli stessi libri e studiavamo insieme. Giocavamo a Monopoli e a ping pong con altre amiche. Trascorrevamo la maggior parte dei nostri pomeriggi a casa sua. Ho ricordi vividi di tempo che abbiamo trascorso insieme, anche se non è stato sempre facile essere la migliore amica di Anne. Eravamo completamente diverse; lei era un estroversa, io ero introversa e molto timida. Ci siamo scontrati diverse volte. Pretendeva che avessimo un rapporto di amicizia in esclusiva e io non sapevo come gestire questa cosa. Ho sempre dovuto dimostrarle che eravamo 'migliori amiche'. Le sue appassionate dichiarazioni di amicizia erano troppo per me a volte. Quando incontravo e parlavo con altre amiche lei era gelosa e infelice. Lo scrisse poi anche nel suo diario. Dopo la morte delle figlie, Otto Frank è venuto quasi ogni giorno a trovarmi. Voleva sapere di Anne. Ha pianto molto. Era difficile. Avevo sedici anni e per me Otto Frank era un adulto. L'unica cosa che potevo fare era ascoltare. Solo dopo mi resi conto di quanto fosse utile per lui. A volte ha portato il diario e mi ha mostrato quello che Anne aveva scritto. Mi ha anche dato le copie di due lettere che Anna aveva copiato nel suo diario nel settembre 1942. La prima lettera era una lettera d'addio, che si è conclusa con 'La tua migliore amica Anne'. L'ultima frase della lettera che ha detto: "Spero che saremo sempre migliori amiche fino al nostro prossimo incontro"; mi commossi dopo averlo letto e provai forti sentimenti di compassione e di colpa.. Buddy Elias (il cugino di Berna) Anne era un’amabile, divertente, allegra compagna di giochi e aveva una meravigliosa risata; aveva sempre un sacco di idee su cosa fare o a che gioco giocare. Amava travestirsi e fingere di essere un’attrice. Insieme giocavamo come facevano tutti i bambini. Lei era molto brava a giocare a nascondino, scovava sempre dei luoghi in cui trovarla era impossibile. Andavamo molto d’accordo. Margot, invece, non giocava molto. Lei preferiva leggere, ma era una ragazza molto dolce. Otto Frank diceva sempre: “Tutto il mondo parla di Anne e nessuno parla di Margot”. Il loro rapporto era molto bello. Non erano d’accordo su tutto, ma questo atteggiamento è normale tra sorelle e fratelli. Le loro personalità erano molto diverse. Anne era vivace mentre Margot era taciturna. Possiamo dire che Anne era la figlia di Otto mentre Margot era la figlia di Edith. Anne amava molto divertirsi con le costruzioni, un gioco con mattoncini multicolori che potevano essere assemblati per realizzare il municipio di Francoforte. Ma ci divertivamo anche con i giochi di carte, con le bambole e ricordo anche un piccolo negozio del droghiere. Un giorno io e mio fratello portammo Anne a fare una passeggiata, era ancora piccolina ed era distesa nel passeggino. Abbiamo cominciato a correre e arrivati all’angolo di un palazzo non siamo riusciti più a tenerlo in piedi; il passeggino quindi si ribaltò e la piccola Anne uscì fuori e finì sul marciapiede. Naturalmente, quando siamo tornati a casa, non abbiamo raccontato a nessuno dell’accaduto. Fino a quando non iniziò la Seconda guerra mondiale, I Frank venivano regolarmente in Svizzera a casa nostra per passare le vacanze scolastiche. L'ultima volta che ho visto Anne abbiamo giocato al teatro delle marionette nella mia camera. Margot naturalmente era seduta di fronte alla finestra a leggere. Dopo di che, spesso ci scrivevamo lettere. Ho ricevuto l'ultima per il mio 17 °compleanno, nel giugno 1942. MIEP GIES (impiegata dell’Opekta) Quando vidi Anne per la prima volta ero da poco impiegata nell’Opekta, l’azienda dei Frank. Un giorno il Sig. Otto aspettava che finalmente la sua famiglia venisse a trovarlo in ufficio. Bussarono alla porta e andai ad aprire: insieme alla moglie, Edith, entrò anche una bambina nera di capelli e con una pelliccia candida. Era Anne! La bimba che sembrava un animaletto di peluche bianco mi guardò e fece un piccolo inchino. “Con lei bisogna parlare in tedesco” disse il Sig. Frank “non sa ancora una parola di olandese” ha solo quattro anni. La piccola Anne era timida e si attaccava alla mamma, ma i suoi grandi occhi scuri e brillanti, che spiccavano nel volto delicato, assorbivano tutto ciò che le stava intorno. Era quieta, obbediente, si interessava a tutto. Non aveva bisogno di parlare, diceva tutto con lo sguardo. All’età di otto anni era una bambina esile e delicata, ma i suoi occhi avevano assunto un colore grigio con sfumature verdi. Erano occhi dall’espressione un po’ misteriosa, leggermente infossati e circondati da una zona d’ombra. A nove anni possedeva già una personalità assai forte. Aveva il volto luminoso, parlava con entusiasmo, a voce alta e con rapide frasi. Amava stare in compagnia. A undici anni subiva ancora l’influenza della sorella maggiore: qualsiasi cosa Margot dicesse o facesse era fotografata dai guizzanti occhi di Anne. Allora era un’abilissima imitatrice, poteva rifare perfettamente il verso a chiunque e a qualsiasi cosa. I suoi piccoli numeri ci divertivano moltissimo: piegava la sua voce a volontà. Amava molto avere un pubblico attento e sensibile alle sue scenette. Stava cambiando: Le sue gambe sottili sembravano diventare sempre più lunghe sotto la gonna; era sempre una ragazza snella ed esile, ma stava entrando nella fase preadolescenziale, ma pretendeva in casa ancora un’attenzione speciale. Nel 1941 Anne era divenuta la persona più estroversa della famiglia. Parlava con estrema franchezza di qualsiasi argomento. Era perfettamente consapevole di ciò che stava accadendo nel mondo circostante ed era indignata per il cumulo di ingiustizie che venivano riversate contro il popolo ebreo e oltre ai suoi consueti interessi, come le attrici famose e le amiche, ne stava nascendo uno nuovo: i ragazzi. Al mio matrimonio, il sedici luglio 1941, Anne venne con un vestito scuro e il cappello. Sembrava già grandicella con una “princesse” e un cappello in tinta con un nastro che ne circondava la falda. Le erano cresciuti i capelli, brillanti e spazzolati di fresco. Appena dopo la funzione saltellava su e giù dalla gioia, dimenticando le sue arie da signorina. Era colpita dalla mia fede nuziale, la guardava con aria sognante. Al ricevimento Anne aiutò a servire le pietanze, consegnandoci anche un piatto d’argento da parte della famiglia. Continuava a guardare Henk e me, era veramente affascinata dalla nostra storia romantica. Durante la clandestinità gli occhi di Anne erano diventati più grandi e tristi, con un’espressione fra l’eccitamento e la paura. Mi chiedeva continuamente notizie dei suoi amici, sentiva molto la loro mancanza. Ogni giorno che salivo nel retro-casa Anne mi faceva una scarica di domande e dovevo prometterle che nel pomeriggio ci saremmo sedute insieme per chiacchierare. Era sempre in prima linea quando si trattava di discutere, sia che fossero discorsi tra uomini sia tra donne. Era la persona più schietta e ingenua dei rifugiati. La vedevamo spesso scrivere il suo diario e quando la stuzzicavano sull’argomento Anne arrossiva e, anche se sapeva rispondere per le rime, per sicurezza riponeva il diario nella vecchia borsa di cuoio del padre. Pensava che la sua cosa più bella fosse la fitta capigliatura scura che pettinava con cura più volte al giorno per tenere i capelli sani e lucenti. Quando si pettinava si metteva sulle spalle uno scialle molto bello di cotone, color beige. Talvolta distendeva la sua collezione di foto di divi del cinema per ammirarle, disposta a parlare dei suoi amati eroi a chiunque volesse ascoltarla. Con l’arrivo di Dussel Anne non potette più sfogare adeguatamente la sua straripante vitalità e poi stava cambiando,andava avvicinandosi a un riserbo più adulto e a una nuova maturità. Era entrata nell’alloggio che era una bambina e ne sarebbe ripartita donna; tuttavia anche le difficoltà delle condizioni nelle quali si trovava a vivere stavano cambiando la sua natura e se ne stava sempre più spesso sulle sue, scrivendo il suo diario in solaio, sola e scontrosa. Qualsiasi pezzo di carta le mettessi da parte, lo riempiva in un batter d’occhio. Un giorno la vidi che era intenta a scrivere e per questo non mi aveva sentito entrare. Quando improvvisamente alzò gli occhi, notai sul suo viso un’espressione di grave e profonda concentrazione. Il suo sguardo mi trafisse e rimasi senza parole. Sembrava un’altra persona. La gravità di Anne mi aveva turbato. Era come se avessi interrotto un momento di intimità di un’amicizia molto privata. Fonti: I Nostri giorni con Anna, di Theo Coster Si chiamava Anna Frank, di Miep Gies Sopravvissuta ad Auschwitz di Eva Schloss Mi ricordo Anna Frank di Alison Leslie Gold

sabato 3 ottobre 2015

ANNE E LA FEDE

Un paio di settimane fa, si è parlato di testimonianze di Fede e di preghiera. Cosa pensava Anne dei queste due cose? Quale sia il suo pensiero in proposito, è possibile dedurlo leggendo gli scritti che ci ha lasciato. Ecco alcune sue riflessioni sull'argomento. tratti da: “Il diario di Anne Frank”
“Non debbo continuare a pensarci, altrimenti non ne esco più. Continuo sempre a vedere i suoi grandi occhi che non mi abbandonano. Avrà Hanneli davvero una sua fede interiore, o soltanto quella che ha appreso di fuori?” “Chi ci ha imposto questo? Chi ha fatto di noi ebrei un popolo distinto da tutti gli altri? Chi ci ha fatto tanto soffrire finora? E' stato Iddio che ci ha fatti così, ma sarà anche Iddio che ci eleverà. Se, nonostante tutte queste nostre sofferenze, alla fine restano ancor sempre degli ebrei, vuol dire che un giorno gli ebrei, anziché essere proscritti, serviranno di esempio. Chissà che non debba ancora essere la nostra fede, quella che insegnerà il bene al mondo e ai popoli, e che per questo, per questo soltanto occorra che noi soffriamo. Non potremo mai diventare soltanto olandesi, soltanto inglesi, o cittadini di qualunque altro paese, ma rimarremo sempre anche ebrei e vogliamo rimanere ebrei. Coraggio! Rimaniamo consci del nostro compito e non mormoriamo; la salvezza verrà, Dio non ha mai abbandonato il nostro popolo. Gli Ebrei sono sopravvissuti attraverso tutti i secoli, gli Ebrei hanno dovuto soffrire per tutti i secoli, ma ciò li ha anche resi più forti; i deboli cadono, ma i forti sopravvivranno e non periranno mai!”
“Mi rendo sempre più indipendente dai miei genitori; giovane come sono, affronto la vita con maggior coraggio di mamma, e ho più di lei radicato il senso della giustizia. So quello che voglio, ho uno scopo, un'opinione, una fede e un amore. Lasciatemi esser me stessa e sarò contenta. So di essere una donna, una donna con forza interiore e molto coraggio. Se Dio mi concederà di vivere, arriverò dove mia madre non è mai arrivata, non resterò una donna insignificante e lavorerò nel mondo e per gli uomini.”
“Noi ebrei non possiamo far valere i nostri sentimenti, dobbiamo esser forti e coraggiosi, dobbiamo addossarci tutte le scomodità e non mormorare, dobbiamo fare ciò che possiamo e fidare in Dio. Questa maledetta guerra dovrà pur finire, e allora saremo di nuovo uomini, e non soltanto ebrei.” “Voglio continuare a vivere dopo la mia morte! Perciò sono grata a Dio che mi ha fatto nascere con quest'attitudine a evolvermi e a scrivere per esprimere ciò che è in me.” “La mia vita qui è molto migliorata. Dio non mi ha lasciata sola e non mi lascerà sola.” “Per chi ha paura, o si sente incompreso e infelice, il miglior rimedio è andar fuori all'aperto, in un luogo dove egli sia completamente solo, solo col cielo, la natura e Dio. Soltanto allora, infatti, soltanto allora si sente che tutto è come deve essere, e che Dio vuol vedere gli uomini felici nella semplice bellezza della natura. Finché ciò esiste, ed esisterà sempre, io so che in qualunque circostanza c'è un conforto per ogni dolore. E credo fermamente che ogni afflizione può essere molto lenita dalla natura.”
“Ma Dio mi ha mandato un aiuto, Peter...” “Sono egoista e vile. Perché sogno e penso sempre le cose più terribili, e avrei voglia di gridare dallo spavento? Perché, nonostante tutto, non ho fiducia in Dio. Egli mi ha dato tante cose che io certo non merito, eppure ogni giorno continuo a comportarmi ingiustamente.”
“Se si pensa al nostro prossimo vien da piangere, e si potrebbe veramente piangere tutto il giorno. Non resta altro che pregare Iddio che compia un miracolo e salvi qualcuno di loro. E io spero che le mie preghiere siano ascoltate.” “Talvolta credo che Dio mi voglia mettere alla prova, ora e più tardi; debbo diventare buona da sola, senza esempi e senza troppi discorsi. Allora sarò io la più forte.”
E questo è quel che ho immaginato io, in “Le pagine bianche di Anne Frank”:
“Cara Kitty, oggi ho preso una decisione importante: non m’interessa a cosa andrò incontro o quali prove dovrò affrontare, con l’aiuto di Dio riuscirò a superare tutti gli ostacoli che mi si porranno davanti. Solo Lui potrà darmi la forza di reagire e di resistere. Dovrò pregare, invocare, chiedere e supplicare che la Divina Provvidenza venga in nostro aiuto. Finalmente comprendo appieno le parole di mia madre, che mi ha sempre insegnato il valore della preghiera ed io, le poche volte che ho accolto i suoi inviti, non sempre vi ho partecipato con il cuore. Finalmente ho capito che la preghiera non è una specie di lista della spesa e che la fede non è un lasciapassare per la vita eterna. E’ soprattutto fidarsi incondizionatamente di Dio, anche quando tutto va storto.”
“E’ molto più facile negare, piuttosto che credere, e questo vale anche per la fede!” “Non c’è manchevolezza riguardo alla mia fede in Dio, né sulla certezza che, un giorno, tutti gli ebrei saranno inclusi nel “Libro della vita”.”
“Credo che la fede non sia altro che un prolungamento dei nostri sensi, della nostra anima. La fede è lì dov’è l’ignoto, oltre la comprensione della mente, dove la scienza non può arrivare. Diceva Shopenhauer: “Chi crede non pensa; chi pensa non crede.” Questo può voler dire che la logica non dovrebbe mai sconfinare nella fede e, viceversa, la fede non dovrebbe varcare mai i limiti della ragione, poiché si annullerebbero a vicenda. Mentre la scienza non potrà mai svelare i misteri dell’universo, la fede, invece, è l’ovvia dimostrazione di come il nostro cervello non sia una macchina, ma va ben oltre, perché ha un’anima.” “Solo Dio sa quant’è profonda e vera la fede di ciascuno e questo per me è sufficiente.” “La fede è un dono che, se coltivato e condiviso, lievita e porta molto frutto.”
“Noi che nel frattempo siamo di passaggio, non avendo sufficienti risposte, possiamo distinguerci per il modo in cui ci poniamo verso gli altri, per la nostra bontà d’animo, per la nostra fede e per il nostro amore.” “Ma non sarà certo con i fucili, né con i carri armati e neanche con i missili, che si riuscirà a fermare. Sarà solo con l’amore e con la fede… e finché non ce ne sarà abbastanza sia dell’una sia dell’altra, non ci sarà mai la pace su questa bella Terra.”
“Testi protetti da Copyright; ISBN : 9788891096326” L'Alloggio segreto di Anne Frank
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