LE PAGINE BIANCHE DI ANNE FRANK

sabato 12 settembre 2015

IL CAPPOTTINO ROSSO DI SCHINDLER’S LIST

Uno dei migliori film che abbia mai visto.
Nella atroce e commovente storia in bianco e nero di Oskar Schindler, l’imprenditore tedesco che salva più di 1200 ebrei dai forni crematori di Hitler assumendoli alle proprie dipendenze, in una sequenza iniziale, dove si rappresenta lo sgombero del ghetto di Varsavia da parte dei nazisti, c’era una bambina con indosso un cappottino rosso che cammina da sola per le strade. E’ l’unica nota di colore dell’intera pellicola. Un cappottino rosso che sparisce, per poi ricomparire verso la fine, proprio quando non ci si pensava più, su un mucchio di cadaveri accatastati dentro una carriola. Molteplici sono stati i tentativi di dare un significato a quell’unica macchia di colore, in quella storia monocolore, e certo Spilberg potrà addurne diversi. Quel dettaglio dimostra la tragedia individuale che accompagna una singola storia? Vuole sottolineare le atrocità subite anche nel mondo dell’infanzia? E’ una piccola invenzione poetica? Quel cappottino starebbe forse a dimostrare l'innocenza di tutta l'umanità? Sì, e forse tutte queste cose insieme. Tuttavia ho trovato la ragione per cui il famoso regista ha inserito quest’idea nel suo film.
In realtà, Spilberg ha tratto ispirazione da un racconto di Audrey Hepburn, una delle attrici più belle ed eleganti di Hollywood, e senz’altro la più deliziosa. Nel libro “Audrey Hepburn, un’anima elegante” l’autore, Sean Hepburn Ferrer, ci racconta che la madre, come buona parte dei ragazzini durante la guerra, aiutò la resistenza; in particolare, visto che i bambini destavano meno sospetti e difficilmente venivano fermati dalla polizia, trasportò messaggi segreti nelle scarpe. Audrey ha sempre portato dentro di sé i dolori della guerra ma, più di ogni altra cosa, le era rimasta in mente l’immagine di una ragazzina che aveva visto in un folto gruppo di ebrei durante lo sfollamento di una intera palazzina. Furono tutti caricati a forza sulle camionette dell’esercito tedesco, compresa la bambina che indossava, per l’appunto, un cappottino rosso. E’ questa la vera ragione del “cappottino rosso” in Schindler’s list.
Cambiamo argomento, ma non troppo. Quanti di voi sanno che la Hepburn avrebbe dovuto impersonare Anne Frank nel famosissimo film di George Stevens del 1959 “Il Diario di Anne Frank” e che vinse 3 oscar? Audrey fu la prima ad essere scelta, incontrò persino Otto Frank insieme alla nuova moglie Fritzi per definirne i particolari; tuttavia, all’ultimo momento, rifiutò la parte che fu presa da Millie Perkins.
Nella biografia della madre, il figlio Sean ci racconta come Audrey fosse preoccupata di non reggere il peso emotivo della protagonista e del film in generale. Così, dopo averci pensato a lungo, rifiutò, sicura che lo sforzo e il dolore sarebbero stati troppo grandi da affrontare. Queste le parole di Audrey: “Leggere il suo Diario è stato per me come vivere le mie stesse esperienze dal suo punto di vista. Mi ha praticamente distrutto.” Sean ci racconta ancora di come la madre si sentisse molto vicina ad Anne Frank, perché le loro vite erano state, in fondo, parallele. Entrambe erano nate nel 1929, avevano abitato nello stesso paese e vissuto la stessa guerra. “L’ottimismo di mia madre durò tutta la sua esistenza; come la sua fede nell’amore, nel miracolo della natura e nella bontà della vita. Onorò quella seconda chance che l’esistenza le aveva dato attraverso il lavoro con l’Unicef.” Nel 1990 Audrey lesse alcuni brani tratti dal Diario di Anne in occasione di un evento per l’Unicef. Un’ultima curiosità a proposito del film di Spilberg: durante le riprese Ben Kingsley, che interpreta Itzhak Stern, conservava una foto di Anna Frank nella tasca del cappotto. Alcuni anni più tardi Kingsley interpretò Otto Frank, padre di Anna, nel film “Anne Frank: The Whole Story”.
Per chiudere, vi presento solo poche righe tratte dal mio libro “Le Pagine Bianche di Anne Frank”.
Anne si trova ad Auschwitz e dopo una tormentata notte insonne cerca di trovare la forza per riuscire ad affrontare una nuova durissima giornata. “Cosa posso inventarmi stamattina, prima che il frastuono della sveglia annunci la catastrofe di una nuova, lunghissima giornata? E’ il momento di riaprire il libro della natura. La poesia non si trova solo tra le righe di un romantico sonetto, ma è anche tra i fantasiosi disegni delle nuvole, oppure nascosta tra i petali di un fiore; è nella bianca spuma di un’onda o tra le mille sfumature di un paesaggio colorato; è facile scorgerla nello sguardo tenero di un cucciolo e perfino nella magia di tanti piccolissimi insetti multicolori, che di certo, anche oggi, mi terranno compagnia. Se alzerò gli occhi e vedrò una trave di cemento, fantasticherò che si tratti del mio albero preferito. Con un cespuglio di paglia e iuta, sarà facile immaginare un morbido gattino nero, la mia Moortje. E il recinto di filo spinato? Non sarà altro che uno dei tanti roseti, nei miei bei giardini di Merwedeplein!

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